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E’ un viaggio in cui ha fatto da protagonista l’aspetto archeologico quello della natura
Si sono confrontate la soggettività delle testimonianze del periodo greco-romano, bizantino e turco.
Le vestigia romane ci hanno dato la misura della grandezza di Roma.
L’ottimo stato di conservazione delle antichità greche e romane ci fa apprezzare l’inno alla vita espresso dalle statue delle divinità della religione di allora con la sua esaltazione della bellezza e della vitalità.
Del grande impero bizantino non si è salvato molto. La quarta crociata del 1204 fu il vero saccheggio di Costantinopoli.
La chiesa di Santa Sofia e quella di San Salvatore in Chora ci danno una testimonianza di quel millenario e ricchissimo impero e di quella capitale fondata nel 330 da Costantino come nuova capitale dell’impero romano e dal 395 capitale dell’impero bizantino che terminò nel 1453 con la definitiva conquista turca divenendo capitale dell’impero Ottomano fino al 1923.
L’architettura delle moschee turche deve gran parte del suo essere all’imitazione della basilica di Santa Sofia che dal momento della conquista fu trasformata in moschea.
Maometto II, come segno di conquista, ne percorse il suo interno a cavallo.
Suggestiva ed unica l’escursione al Nemrut Dagi che con i suoi 2150 metri è il monte più alto della Mesopotamia e sulla cui sommità si erge la tomba santuario di Antioco I di Commagene vissuto dal 69 al 36 avanti Cristo.
Il tardo pomeriggio iniziamo subito la nostra prima visita alla città fra bazar e prime foto di moschee. Terminiamo la serata al Ponte di Galata dove ci fermiamo a cena in uno dei ristoranti sul ponte stesso. In questi ristoranti la cena non è propriamente economica ma da qui si hanno le immagini più suggestive della città.
> Istanbul
Visita al complesso del Topkapi ed harem Bellissimo tutto il complesso (solo in parte è visitabile) anche se le stanze sono ormai spoglie di arredi.. Dalla terrazza si ha una bellissima vista sul Bosforo e sul Corno d’Oro. Il palazzo del Topkapi costituiva la vera sede principale dell’impero Ottomano che regnò per 622 anni in Asia.
36 sultani regnarono a partire dal XVI secolo. L’harem era riservato alle spose ed alle concubine del sultano. Vi abitavano anche la regina madre che dominava su tutto l’harem, i fratelli e le sorelle del sultano, ed are rigorosamente proibito al mondo esterno.
Santa Sofia. La basilica è sostenuta all’esterno da contrafforti a causa dei terremoti e dal cedimento del terreno. Indubbiamente è un aspetto molto lontano dall’originario: gli imperatori bizantini “salivano” verso la basilica per dare importanza al loro rango, oggi è prevaricata dalla moschee che dopo la conquista ottomana la presero a modello. All’interno ponteggi per il restauro ne tolgono in parte la maestosità e nell’insieme si nota una certa situazione di degrado. L’aspetto è indubbiamente molto lontano da quando nel 1453, Maometto II ne percorse a cavallo il suo interno volendone dare il significato di possesso. Precedentemente, nel 1204, i veneziani durante dal quarta crociata avevano già provveduto a spogliarla (come tutta la città di Costantinopoli) dei tesori più preziosi.
> visita alla Cisterna sotterranea Basilica.
Il percorso si sviluppa su di una passerella di legno fra emozionanti serie di colonne che si riflettono nello specchio d’acqua. Si deve percorrerla fino in fondo dove troviamo due colonne con alla base due bellissime teste in marmo a forma di testa di Medusa, testimonianza di reimpiego di materiale romano. Anche questo monumento ci ricorda la grandezza del periodo bizantino. Costruita da Costantino fu successivamente ampliata e portata alle forme attuali da Giustiniano dopo la “rivolta di Nika”. Con le sue acque, provenienti dagli acquedotti di Adriano e di Valente, alimentava le riserve del palazzo imperiale.
La Moschea Blu, dinnanzi a Santa Sofia, rivestita di maioliche blu, ha l’aspetto di un tempio vivo ed in ottimo stato.
Una delle più affascinanti moschee di Istambul è Sultan Ahmet Camii, universalmente conosciuta come la Moschea Blu. E’ infatti il turchese il colore dominante nel tempio.
Pareti, colonne ed archi sono ricoperti dalle maioliche di Iznik, decorate in toni ch vanno dal blu al verde, rischiarate dalla luce che filtra da 260 finestrelle che conferiscono alla grande sala della preghiera un’atmosfera tanto suggestiva quanto surreale.
La Moschea Blu, che risale al XVII secolo, è anche l’unica a poter vantare ben sei minareti: superata in questo dalla moschea della Kaaba, alla Mecca, che ne ha sette.
Tale particolarità architettonica è l’espressione delle manie di grandezza del Sultano Ahmet I che,non potendo eguagliare la magnificenza della Moschea di Solimano né quella di Aya Sofya, non trovò soluzione migliore per distinguerla da tutte le altre che aggiungervi due minareti supplementari.
Visitiamo lo spazio dove si trovava l’Ippodromo. In questo spazio si è svolta una parte della grande storia dell’impero bizantino. La rivolta di Nika al tempo di Giustiniano e Teodora è uno dei momenti più famosi ed anche grandemente cruenti. La “spina” , l’obelisco da dove giravano le quadrighe o le bighe, ed il suo basamento sono l’unico e sparuta testimonianza rimasta.
Nel pomeriggio una metà del gruppo decide di fare il bagno turco (Gedikpasa Hamam -. Fra l’altro si trova vicino al nostro albergo. E’ un primo impatto con i costumi locali La sera, finalmente, ottima cena sulla terrazza del Doy Doy con vista della cupola e dei minareti della Moschea Blu.
> Istambul
Moschea del Sultano Solimano, Gran Bazar.
San Salvatore in Chora con i suoi bellissimi mosaici ed affreschi.
S. Salvatore in Chora, situata nella parte nord-occidentale di Costantinopoli nei pressi dove sorgeva il palazzo imperiale delle Blacherne, è ritenuta, dopo Hagia Sofia, la chiesa bizantina più importante di Istambul, non soltanto dal punto di vista architettonico, quanto, piuttosto, grazie alla decorazione interna che presenta una serie di mosaici ed affreschi del secolo XIV fra i più belli del mondo.
In età paleologa i basileis erano i più ricchi mecenati delle arti dei secoli precedenti.
Si devono alla committenza di Teodoro Metochita, allora ministro del tesoro, i lavori di restauro della chiesa e del monastero intitolati alla Vergine chora tou Akeretou (dimora dell’Incontenibile) e a suo figlio, chora ton zonton (dimora dei viventi), e perciò detti nei secoli successivi semplicemente di “di Chora”..
Ci fermiamo presso le mura bizantine di Istambul, saliamo sulla Torre di Galata da dove si ha un magnifico panorama della città.
In serata in battello per una mini crociera crociera sul Bosforo che ci porta fino alla stazione ferroviaria. Bellissime le case e le ville che si affacciano sulle rive. In due palazzi si stanno celebrando delle sfarzose feste di matrimonio
> Ankara > Hattusa > Avanos (ingresso in Cappadocia)
I> l treno arriva alla stazione di Ankara
Andiamo subito a visitare il museo delle civiltà anatoliche con guida in italiano e la cittadella. Il museo voluto da Ataturk è un’importate testimonianza delle civiltà del territorio. Questa visita sarà ci aiuterà a conoscere il sito successivo di Hattusa. Poi il mausoleo di Ataturk
Hattusa Capitale dell’antico regno ittita. Resti di una vastissima città di cui purtroppo rimane ben poco. Facciamo il giro delle rovine in pulmino e ci fermiamo per la foto e visita nei punti principali: Porta dei Leoni e quella delle sfingi, la galleria sull’altura e la porta del Dio-re
Alle 18,15 partiamo per la Cappadocia dove arriviamo alle 22 circa
Visita Museo all’aperto di Goreme
Valle del Cammello, Camini delle fate, Pashaba.
> Città sotterranea di Derinkuyu.
Ci interroghiamo come si poteva vivere fra questi cunicoli e questi anfratti. Forse non adatto a chi soffre di claustrofobia.
Trek nella valle di Ihlara. Bella e tranquilla passeggiata di un’ora e mezzo. Si possono visitare altre chiese rupestri non all’altezza di quelle della Cappadocia. Sono in un certo stato di degrado.
Poi al Monastero rupestre di Se lime. Immenso monastero scavato nella montagna. Il caldo è sempre molto forte.
Caravanserraglio di Agzikarahan.
Le mura sono intatte ma nell’interno non vi è rimasto molto.
Chi ha visitato i caravanserragli della Siria non ne rimane entusiasta comunque è sempre un monumento interessante. Ogni luogo poi ha la sua personalità.
Valle Rossa ad Avanos da dove andiamo a vedere il tramonto. Questo è un momento interessante per fotografare i cambiamenti di colore sulle conformazioni delle rocce..
> Monte Nemrut Dagi (terrazza ovest al tramonto)
Il tramonto tinge di vari colori le grandi teste.
Il Nemrut Dagi è un rilievo alto 2150 metri ed è il più alto della Mesopotamia settentrionale. Sulla sua sommità si erge la tomba santuario del re Antioco I di Commagene. Si compone di un tumolo di pietra frantumata, di 15° metri di diametro per un’altezza di 50 metri. Alla base tre terrazze: terrazza nord, terrazza ovest e terrazza est formano il santuario; altari e statue gigantesche creano uno scenario toccante che coglie il suo apice alla luce dell’alba e al tramonto del sole.
Partenza per il sito interessantissimo di Arsamenia dopo aver fatto una piccola sosta con foto nel villaggio rurale di Damlacik rimasto ancora fermo nel tempo.
Ponte romano sul Cendere
Tarso – Decidiamo di visitare Tarso ma questo ci comporta una deviazione ed in fondo non troviamo le testimonianze così importanti legate alla figura di San Paolo.
C’è un piccolo arco romano detto di Cleopatra, alcuni ruderi romani, una moschea in restauro ed una chiesa non assolutamente interessante dedicata a San Paolo.
> Visita del castello di Mature che si protende nel mare.
>Anamurium
Una strada di circa un chilometro con le rovine intorno ci porta fino ad un mare spettacolare .Ci bagniamo fra i resti di mosaici pavimentali, l’acquedotto, e l’odeon.
Il mare con l’acqua cristallina fra capitelli corinzi e colonne antiche.
> Side
Il mattino facciamo la visita alle rovine di Side. Visita del grandioso teatro.
Side fu colonizzata dagli eoli intorno al 600 a. C. Il teatro con i suoi quindicimila posti è un odei più grandi dell’Anatolia. Costruito originariamente in epoca ellenistica fu poi ampliato dai romani.
Teatro di Aspendos fatto “restaurare” da Ataturk. La ricostruzione farebbe storcerebbero il naso ai nostri restauratori ma nel suo complesso da l’idea della sua grandiosità originaria. Costruito dai Romani durante il regno di Marco Aurelio (161-80 d.C) e conservato dai bizantini e dai selgiuchidi. Fu restaurato dopo una visita di Ataturk che dichiarò che doveva essere usato nuovamente per spettacoli e manifestazioni sportive.
> Termessos
Si sale verso la città antica.. . Si vive il fascino di un’antica città sperduta fra le montagne, tra vegetazione e aspri dirupi. Suggestivo il teatro sospeso tra cielo e montagne. Grandiose le cisterne .
Saliamo fino alla vetta fra le grandiose le rovine della necropoli. Lungo il percorso i sarcofagi che emergono fa la vegetazione ci danno l’idea della grandiosità del luogo.
> Adrasan
Visitiamo Chimera dove fiamme spontanee ed inestinguibili scaturiscono dalle crepe delle pendici rocciose del monte. Nel salire vediamo scendere corpi gocciolanti di sudore per il caldo umido ed anche noi affrontiamo gli 800 mt. di percorso a piedi fino alle fiamme.
La “Chimera” letteralmente “Roccia ardente” , è un’eruzione di fiamme spontanee perenni che sorgono dalle crepe delle pendici del monte Olympos: Nell’antichità si credeva fossero il respiro di un mostro; nella realtà sono prodotte da un gas che filtra dalla terra e si infiamma a contatto con l’aria. In passato le fiammelle erano più numerose; oggi ne sono rimaste solo una trentina, perfettamente visibili al calar del sole.
> Isola di Kekova (tombe licee sommerse)
> Visita delle antichità sotto il mare.
Demre e visitiamo la chiesa San Nicola (legata a Babbo Natale) da dove furono trafugate le reliquie di San Nicola e portate a Bari. C’è una grande presenza di turisti russi. Tutte le versioni del Babbo Natale moderno derivano dallo stesso personaggio storico: il vescovo Nicola della città di Myra, vissuto in Asia Minore, tra il III e il IV secolo, all’epoca dell’imperatore Costantino e di cui si racconta che fosse solito fare regali ai poveri. Ed è proprio a San Nicola ch fu dedicata la chiesa della città di Demre, l’antica Myra. Solo nella prima metà del 2007, sono passati per il santuario-museo duecentocinquantamila russi, senza contare i turisti provenienti da tutte le altre parti del mondo.
> Dalyan
Gita in barca tra i canneti, ai piedi della montagna dove nelle pareti sono scavate tombe licie. Prima fermata ai bagni di fango ed alle acque termali. Solo tre persone del gruppo fanno questa esperienza. Moltissimi i turisti russi (come a Demre alla visita della chiesa di San Nicola) che fanno i bagni senza problemi. Poi percorso in barca fra i canneti fino alla chilometrica spiaggia famosa per la nidificazione delle tartarughe Caretta di cui in questo momento non sarà possibile scorgerne alcuna.
Visita delle stupende rovine di Afrodisias da non perdere assolutamente. Dal museo, allo stadio mozzafiato, al tempo di Afrodite, tutto ben conservato.
Il sito archeologico di Afrodisia è uno dei più belli della Turchia. Il nome della città fa subito venire in mente il termine “afrodisiaco” e tanto l’uno quanto l’altro derivano dal nome della dea greca dell’amore Afrodite, Venere per i Romani.
Afrodite poteva presentarsi sotto aspetti diversi: nelle vesti di Afrodite Urania er la dea dell’amore puro e spirituale, mentre in quelle di Afrodite Pandemos era la dea dell’amore sensuale, sposa di Efesio, Ermafrodito, Enea e Priapo, divinità fallica. Afrodite era insomma la divinità che racchiudeva in se i concetti di fertilità, fornicazione e piacere.
“Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati, ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere” Stendhal
> Pammukale /Hierapolis
Pamukkale da lontano sembra un campo da sci ma è una meraviglia della natura che l’uomo “cerca” di far scomparire: molte vasche sono vuote e l’acqua scarseggia per l’uso indiscriminato.
> Efeso
Visitiamo la “casa della vecchia Maria” (sulla montagna) distante 7 chilometri dalle rovine della città di Efeso. Qui, secondo la tradizione, ha abitato la Vergine Maria giunta qui insieme a San Giovanni.
Visitiamo le rovine di Efeso. Di una bellezza eccezionale. La biblioteca è stupenda.
Efeso è considerata la città classica meglio conservata del mediterraneo orientale.
Nell’antichità, Efeso era un centro commerciale e religioso di grande rilevanza, il cuore del culto di Cibale, la dea anatolica della fertilità.
Nel periodo ionico, Cibale fu associata ad Artemide, la vergine dea della caccia e della luna, e nella città fu eretto un favoloso tempio in suo onore.
Con l’arrivo dei romani, Efeso divenne la capitale della provincia asiatica e Artemide venne assimilata a Diana. Il Terzo concilio della Chiesa cristiana fu convocato ad Efeso nel 431 dall’imperatore d’Oriente TeodosioII e dall’imperatore d’Occidente Valentiniano. Fu il concilio ch approvò il titolo di Maria “madre di dio”.
> Izmir
Salutiamo il nostro autista .
La vecchia Smirne è ormai scomparsa nell’incendio del 1923 quando dopo la guerra fra Grecia e Turchia ci fu uno scambio di un milione di profughi da entrambe le parti.
Passeggiamo dirigendoci verso il mare dove ceniamo in uno dei ristoranti a bordo del porto.
Nonostante la stanchezza e la difficoltà credo che ognuno sia tornato arricchito da questa esperienza.
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