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Appena il carrello tocca la pista di Keflavik, l'orologio segna un'ora inconfutabilmente notturna. Dapprima una sensazione poi a livello cosciente si fa strada la percezione netta dell'anomalia, a stordire è una luce surreale che sembra non scemare mai.
L'Islanda è una terra uniforme, punteggiata di guglie, speroni, massi che a più riprese si sono riversate dalle profondità del mantello per ricoprire precedenti colate e altre ne verranno a rendere questa superficie ancora più nera, ad ovattare i ghiacciai di polvere grigia, a creare spiagge cineree sui cui confini rimane il dubbio dell'esistenza.
distese a perdita d'occhio, sena appigli, senza elementi distintivi soltanto piste sterrate che si snodano come un interminabile rettile. I rari bivi danno indicazioni di località impronunciabili e distanti raggiungibili attraverso l'immoto tapin-roulante di lava.
Ci vorrebbe un monumento alla lava, tanto ne è satura l'isola, a forma di riolite di ossidiana, di pomice, di basalto, contorto, sminuzzata, a colonna, cristallizzata. Quasi tutto l'entroterra è costellato di lingue laviche che si insinuano fin sotto i ghiacciai e che hanno ingoiato quel poco che si era fatto strada nella quiete, licheni, muschi, improbabili macchie di colore del timo e della sassifraga, talli e radici che con pervicacia tutta vegetale ricominciamo un nuovo lentissimo procedimento di riappropriazione vitale.
La costa riduce le distanze mnemoniche, più varia con i suoi paesaggi a tinte pastello e il mare che assume dipendenza dal cielo, blu o grigio perla con quel tocco d'artista che armonizza una visione calma e delicata. Pochi i pescherecci alla fonda, immagino siano tutti a stivare aringhe poco oltre la costa dove il mare è già aperto e solleva onde impetuose. Le aringhe sono un'istituzione in Islanda, musei della pesca, esportazione massiccia, attività principale nella bilancia dello Stato, lavoro per moltissimi islandesi ma, del pregiato pesce, non esiste traccia! Sembra essersi volatilizzate da tutta l'isola, svanite... come se fossero dei trolls! Come se ti avessero magnificato questa fonte alimentare e poi dirti che era tutto uno scherzo, ma di questo non ci crucciamo perchè...posata la penna del poeta, con la stessa mano inforchiamo la forchetta e ci diamo da fare in altro modo.
L'entroterra sembra la terra di nessuno, una casa vuota con le imposte che sbattono al vento, accessibile a chiunque, senza difesa. La scena è occupata dalla natura sanguigna e potente che provvede, sola, a creare utilità e scompiglio come meglio non saprebbe fare l'incauta mano dell'uomo
L'Islanda non è un viaggio, è uno stato d'animo, è un rincorrere il sole stando sotto la pioggia. E' ondeggiare nel vento cercando di tenere ben ancorati a terra i propri piedi. E' un detestare la pioggia ma amarne il piacevole senso sulla pelle, come se fossero i tuoi pensieri che piano piano se ne vanno via, lasciandoti a volte meravigliato a volte sbigottito in un paese irreale. Ovattato di candida nebbia che delimita lo spazio ed un tempo che non conosce limiti.
E mentre a dominare sono le nuvole basse che appiattiscono la prospettiva, cosa rara è trovare ombra, occorre avere la pazienza dei pionieri e quando la si incontra è bello viverci dentro, nell'attimo breve e fuggevole dell'incontro. Si potrebbe finire qui, limitarsi alla zavorra mentale della quale è necessario liberarsi subito, come pedaggio, per poter assaporare un'altra Islanda, quella che... smesse le piume del brutto anatroccolo si trasforma in cigno regale.
Instabile, questa parte del mondo esprime un'insofferenza continua, il passaggio tra bolge dantesche ed eden, dove forze primordiali si liberano dalla placenta, dove il fuoco cova sotto una sottile pellicola. E' un susseguirsi di fumarole, di geyser, di fanghi ribollenti e di vapori sulfurei.
Ci sono acque opalescenti dover immergersi per un bagno caldo, purificatore e rigenerante
L'acqua contende al fuoco il ruolo dominante rivaleggiando in potenza e bellezza. Cascate imponenti annunciate da una sinfonia fragorosa, cinte da arcobaleni come corone di serto ai vincitori, oppure salti simili a fili argentei che si tuffano nelle valli verde-oliva e pastello; dove cavalli dalla criniera fluente brucano placidamente.
Ci sono magici laghi che soffrono di sovrappopolamento,altri invece più intimi nascosti dalle cime
Fiumi che sgorgando dai ghiacciai, serpeggiano alla ricerca della propria identità
pozze lacustri per incontrastato banchetto di volatili e il mare...grande mare nutrice, cui fanno ala voli concentrici di starne e pulcinelle di mare.
Potenti ghiacciai protendono artigli cristallizzati alla ricerca di spazio, perdendo lembi del loro tessuto sulle lagune in un caleidoscopio di iridescenze prima di incontrare morte certa nell'incontro col mare.
E' un peccato che l'Islanda non abbia il verde nella sua bandiera, un verde ora tenue, ora sgargiante dei tanti prati rasati, puntellato dagli involti bianchi della fienagione, e poi il verde della vegetazione minuta che ricopre i versanti di riolite degradanti verso il mare, il verde oro di muschio impalpabile che costella il bordo di ruscelli briosi, il verde acqua dei bacini quasi a sottolineare nell'eccezione metaforica... una terra ed una popolazione giovane.
Ci sono tappeti naturali che sembra vogliano farti tornare nel ventre naturale della madre ed anche per questo, credo che ci sia magia in questi luoghi. Un gioco magico, dove non ha importanza chi vince la mano, l'importante è l'esserci.
E' un gioco nel quale è importante mostrare la propria forza, anche solo per un attimo.
A Reykiavik è concentrata la maggior parte della popolazione dell'isola. Cittadina con alcuni edifici di gusto e pregio e un centro decisamente pittoresco.
Le strade larghe e relativamente trafficate, conferiscono l'immagine di una città ordinata e pulita, così come Akureyri, elegante e raffinato centro del nord del paese.
Essenziali, le case in Islanda sono essenziali. Assetate di luce quelle attuali, calde tane nella terra quando ancora non si conosceva l'hamper.
Dopo giorni passati fra campi lavici e fumarole, è impossibile non credere, come gli islandesi, che questa terra sia popolata da magiche creature. Ed ecco che un mucchio di sassi in realtà è un troll, che sorpreso dalla luce nell'adempimento di una cattiva azione è stato trasformato in pietra.
E così ti sei meravigliato di aver trovato sempre la tua strada. L'importante è non dare mai nulla per scontato come ad esempio un letto che non è mai garantito
e poi quando nel vento percepisci un suono strano, hai quasi la certezza totale che sia il canto di una fata ad accompagnare un canto più forte.
Tornare a casa è rassicurante ma in viaggio è tutto un altro piacere.
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