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Lo Zanskar si trova in India, a Nord della catena himalayana. E' una regione di etnia e cultura tibetana che appartiene allo stato del Jammu e Kashmir. Per quasi otto mesi all'anno è inaccessibile via terra a causa della neve e del gelo. La sua capitale, Padum, è raggiungibile con i fuoristrada d'estate, in due giorni di viaggio. Si parte da Leh seguendo il corso del fiume Indo lasciandoci alle spalle i monasteri del Ladak: Likir con l' enorme statua del budda dorato, Alchi con le sue splendide pitture, Lamayuru con il suo maestoso complesso , Shergol incastonato nella montagna.
Dopo quasi 12 ore di viaggio raggiungiamo Karghil, avamposto musulmano della vicina regione del Kashmir
Dopo una sosta per la notte si riparte prima dell'alba per Padum.
Percorriamo la Via dei Ghiacciai, seguendo il corso del fiume Suru, un affluente dell'Indo. Il viaggio non è facile: mille difficoltà mettono a dura prova l'abilità e la forza d'animo dei nostri autisti, queste piste dissestate sono soggette alle intemperie e alla durezza degli elementi naturali. Gli imprevisti sono all'ordine del giorno: una gomma bucata, la strada bloccata da un grosso masso. Uno dei nostri autisti controlla e ci rassicura Liberata la strada, ripartiamo. La stretta pista rende difficoltoso l'incrocio con la corriera proveniente da Padum e diretta a Karghil.
Tutti i problemi e i disagi spariscono di fronte ai colori e all'immensità dei paesaggi in cui è inscritta la presenza del sacro. E' scolpita nel viso severo e contemplativo di Avalokitescvara, Bodisatva della Compassione. Canta la musica della sacra natura nei semplici mulinelli della preghiera, mossi dalle acque dei ghiacciai che si stanno sciogliendo. Recita nei muri mani, ciottoli pazientemente scolpiti con figure ed orazioni sacre. Danza con l'aria e il vento insieme alle multicolori bandiere di preghiera. In questi simboli respiriamo ovunque l'unione inscindibile tra spiritualità e natura. Sostiamo in una valle splendidamente aspra a pochi chilometri dal monastero di Rangdum. L'ospitalità delle strutture turistiche è spartana, ma confortevole.
Riccardo Marini Di Villafranca
A quasi 4000 metri, Rangdum sovrasta da una collinetta il grandioso pianoro nel quale si incrociano tre valli. La maggiore attrattiva del settecentesco monastero buddhista è la sua splendida posizione
Nella struttura modesta e malandata, sotto lo sguardo sorridente di un vecchio monaco, abbiamo la fortuna di osservare alcune semplici attività che scandiscono la vita quotidiana della comunità religiosa: la laboriosa preparazione dei pasti in una cucina d'altri tempi, la paziente realizzazione con il burro di yak colorato di alcune offerte votive, che andranno poi ad ornare l'altare nella sala centrale del tempio dove troneggia una statua di Zonkapa, il fondatore dei berretti gialli, la scuola riformata del buddhismo vajrayana che diffuse il messaggio di amore e di pace del Buddha a partire dall'ottavo secolo dopo Cristo
Lasciamo Rangdum con la consapevolezza di addentrarci in uno dei luoghi più remoti del buddhismo tibetano. Il cartello annuncia ufficialmente la nostra entrata nella valle dello Zanskar attraverso il passo del Penzi La a quota 4400 metri . Di fronte a noi troneggia il ghiacciaio del Takar Durung Drang circondato dalle cime dei monti Zeta-Zeta, chiamati così per la forma delle loro cime.
Le ombre della sera salutano il nostro arrivo a Padum Padum, la capitale dello Zanskar, è un agglomerato di case basse, negozietti ed uffici ai lati della polverosa strada principale. Offre qualche albergo spartano, internet point ed agenzie turistiche, a conduzione familiare. Sono i segni dell'apertura di questa regione alla modernizzazione attraverso l'integrazione tra la cultura locale e quella moderna. I giovani si appropriano delle nuove tecnologie, alcuni abbandonano l'agricoltura e l'allevamento per darsi così alla carriera militare o a quella del turismo. Poco lontano dalla cittadina di Padum troviamo la sorprendente testimonianza scolpita nella roccia dei cinque Budda supremi . Alla loro sinistra in piedi, la raffigurazione di Maitreya , il Bhudda del futuro.
Lo stile delle sculture, risente nelle movenze dell'influenza dell'arte indiana. Le figure sono molto antiche, la datazione spazia tra il primo e il secondo secolo dopo Cristo. Si suppone che siano opera dei Mon, gli antichi abitanti dello Zanskar. La collocazione della roccia vicino al fiume attesta il legame inscindibile con l'acqua e i suoi significati nello spazio del sacro. Nel suo scorrere l'acqua è il simbolo del mondo e del suo non permanere, negli sguardi contemplativi dei Bhudda forse la risposta, che ognuno di noi cerca guardando il fiume. Verso Sud di Padum si erge il piccolo monastero di Tagrimo del quindicesimo secolo. Il monastero è piccolo ed accogliente. Un monaco gentile ci apre il luogo sacro, poi ritorna alla sua occupazione : la preparazione dei lumini di devozione Il giorno dopo abbracciati da uno splendido cielo azzurro partiamo alla volta di Zangla, la vecchia capitale del piccolo regno dello Zanskar Qui ha sede il palazzo di Tashi Nagyl Gyalpo, l'ultimo sovrano della valle.
Il villaggio è deserto, avvolto nel silenzio di una luce accecante e irreale, fuori dal tempo. Unica voce: il vento, il gorgoglio di un canale d'irrigazione, il lento dondolio delle spighe d'orzo.
Avvertiamo la stessa sensazione nella vicina scuola di monache buddhiste E' tutto lindo, pulito e sereno, ma disabitato! Apprendiamo da un vecchietto che tutti gli abitanti del paesino, monache comprese, si sono recate alla festa del monastero di Thonde.
Non possiamo perdere un'occasione del genere Mentre viaggiamo verso Thonde il nostro sguardo si perde tra i pinnacoli rocciosi, sembrano sentinelle autorevoli e maestose schierate lungo il torrente a difesa dei campi di orzo, l'unico cereale possibile da coltivare a queste altezze ed ingrediente base dello Tzampa, farina di orzo tostata e acqua, che rappresenta il piatto principale della dieta zanskara.
Poco più avanti abbiamo la fortuna di imbatterci in un mulino ad acqua. Il rudimentale marchingegno assolve bene al suo ruolo principale: ridurre i chicchi d'orzo in preziosa farina.
Su un promontorio roccioso si erge il tempio di Thonde. Le sue origini risalgono all'undicesimo secolo. E' abitato dai monaci dei berretti gialli, la principale corrente in cui si è sviluppato il buddhismo himalaiano. All'ingresso è già presente una folla multicolore, provenienti da tutti i villaggi circostanti. Durante la breve estate in quasi tutti i monasteri si svolge il cham, una festa religiosa caratterizzata da danze rituali dal complesso significato. E' questa l'occasione per la gente del luogo di sfoggiare un vestito nuovo, fare piccoli commerci , incontri d'amicizia e d'amore. Le persone del luogo vestono quasi tutte con gli abiti tradizionali, di lana rossiccia e dal taglio semplice e comodo. Per le donne costituiscono un elemento di colore e decorazione i gioielli di pietre dure. Alcune indossano un pesante copricapo tempestato di turchesi e coralli. A sfoggiarlo sono di solito le primogenite. Oltre ad essere un oggetto ornamentale, questo cappello costituisce tutta la dote e la ricchezza della donna.
Prima dell'inizio della cerimonia, gruppi di fedeli si affollano nel tempio per fare offerte e pregare. I più piccoli sbirciano tra le stanze delle maschere. E' uno spettacolo di varia umanità in cui l'aspetto religioso si lega a quello profano in grande armonia e serenità. In mezzo alla folla si aggirano anche turisti armati di telecamera e macchina fotografica. Il rapporto numerico con i locali non intacca la natura genuina dell'evento. Il turismo iniziato nel 1974 con l'apertura della strada Karghil-Padum è una delle fonti di ricchezza della valle soprattutto per i giovani Zanskari, come ci racconta la nostra giovane guida Tashi.
Tashi Falgon - Spirit of Zanskar
Il suono delle trombe ci annuncia l'inizio della cerimonia . Da un lato del cortile si fa strada il corteo di religiosi e musici. Alcuni di loro portano tra le mani degli oggetti sacri necessari allo svolgimento del rito. A breve distanza, vestiti di giallo, sopraggiungono il lama, l'abate del monastero, e i suoi assistenti . Intanto dalla porta centrale fanno il loro ingresso gli halla, specie di buffoni controllori, che hanno il compito, con i loro lazzi e le loro spade, di mantenere libero lo spazio sacro oppure di accompagnare l'ingresso del personaggio di Hashan, il Bhudda sorridente. Il lama presenzia al cham svolgendone i principali atti di benedizione ed esorcismo.
Durante la cerimonia con alcuni oggetti rituali esegue dei gesti sacri, i mudra Nella mano destra agita un piccolo tamburo e il dorje. Nella mano sinistra fa tintinnare una campana, il drilbu. Dorje e drilbu sono due oggetti simbolici fondamentali nella liturgia del buddismo tantrico.
Il dorje, in tibetano, è lo scettro di indistruttibile diamante della compassione. E' la forza maschile, che recide l'illusione e l'ignoranza. Il drilbu, la campana, è il simbolo della saggezza e del potere femminile, è la ricettività, la voce del Budda. Il drilbu e il dorje rappresentano l'unione per raggiungere l'illuminazione, la liberazione dalla sofferenza e dal desiderio.
Nel cortile vengono condotti tre animali: lo yak , il cane e la capra. Oltre al significato sacro, ognuno di loro ha una grande importanza nella vita di questo popolo contadino. Lo yak e la capre forniscono latte, pelli e carne. Il cane, una buona difesa per la casa e il bestiame.
Alcuni danzatori compiono dei giri rituali attorno agli animali per ingraziarsi gli spiriti superiori che devono entrare in loro. Il lama dà inizio al rito di benedizione degli animali con l'imposizione di alcuni segni sul loro corpo. I fedeli seguono attenti ogni suo gesto. Il lama benedice gli animali facendo scorrere più volte sulla loro schiena la piccola torma rossa, che in questo caso ha un significato benefico. Contemporaneamente il lama suona la campana sacra, il drilbu, simbolo della saggezza . Con questi gesti l'abate del monastero infonde negli animali gli spiriti superiori benigni. La cerimonia continua con il lancio dell'orzo. Per questa civiltà che ha basato per secoli la sua agricoltura sulla coltivazione di questo cereale, la cerimonia ha chiaramente dei diretti legami con i riti di fertilità.
Mentre gli animali vengono portati via, un corteo, formato dagli abitanti del villaggio esegue una danza di saluto propiziatoria.
L'attenzione dei partecipanti è attratta dal portone principale dal quale compaiono i monaci che indossano grandi maschere ed abiti in seta. Spetta a loro la rappresentazione del cham, che ha lo scopo di mostrare al fedele il suo cammino nel regno dell'oltretomba e le difficoltà da superare per raggiungere la liberazione dal desiderio e porre fine al ciclo doloroso delle reincarnazioni. Le danze del cham sono eseguite dai monaci e sono parte integrante del loro addestramento spirituale. La maschera, il costume e gli accessori, così come la musica e le preghiere sono gli strumenti attraverso i quali la coscienza entra in contatto con la divinità fino a potersi identificare con essa.
Con la danza, una forma di comunicazione apparentemente semplice, il cham racconta al fedele l'eterna lotta della coscienza umana tra il bene e il male. Le coreografie rituali diventano, così, una specie di meditazione in movimento, un mandala, una preghiera-riflessione-meditazione in cui gli attori principali, le divinità irate e quelle pacifiche rappresentano le manifestazioni statiche e dinamiche della mente Onnisciente, il Buddha e, al contempo, gli aspetti oscuri e quelli luminosi della persona umana.
Alla complessa simbologia delle danze fa da contraltare la devozione popolare manifestata dagli abitanti del villaggio con offerte in denaro, puntualmente registrate dai religiosi. Per ogni fedele è un grande onore poter partecipare al sostentamento del monaci, che ricambieranno con preghiere e benedizioni. Una parte dei presenti si accalca intorno agli sposi dell'ultimo anno ricoprendoli di Kata, le sciarpe votive offerte in segno di buon augurio. Nella tradizione tibetana la kata rappresenta un segno di devozione al Buddha. Spesso, però, nella vita quotidiana, si trasforma in un omaggio a persone di riguardo, o in un semplice dono di benvenuto.
Le danze stanno per volgere al termine, dalle deità benefiche il male è stato esorcizzato nella torma che il lama conduce fuori dal recinto sacro. La torma è un oggetto votivo dal significato positivo o negativo. E' realizzato in legno e burro di Yak al quale si aggiunge la cenere dei corpi cremati.
L'ultimo atto della cerimonia prevede la distruzione della torma per mano del lama, che vi ha imprigionato tutte le forze malefiche, tutte le negatività contrarie alla liberazione della coscienza dalla servitù dei desideri e delle passioni umane. Ai momenti della festa seguono quelli del lavoro Da soli o in gruppo ognuno è impegnato in qualche occupazione. Si respira ovunque una tranquilla alacrità scandita dai suoni degli strumenti da lavoro. Nella breve stagione estiva gli abitanti della valle si danno da fare per la ristrutturazione delle loro abitazioni e nella costruzione di nuove. Le case sono realizzate in mattoni fabbricati sul posto. La forma delle abitazioni è semplice: un rettangolo squadrato con finestre bordate di nero. Il colore dominante delle case è il bianco spezzato in alto da una cornice di colore rosso che delimita la parte alta del terrazzo sul quale d'estate sono messi a seccare gli sterpi dei cespugli . Spesso il tetto delle case ha una intercapedine di piccoli legnetti , un modo ingegnoso per isolare la casa dal freddo. Come brave formichine, gli zanskari si preparano ad affrontare il lungo inverno. Vitale è la raccolta del combustibile, per lo più costituito dagli escrementi dei bovini lasciati ad essiccare. Il lavoro di raccolta non è piacevole, ma è assolutamente necessario, anche perché a queste quote, considerate che siamo tra i 3500 e i 4000 metri, è quasi impossibile trovare buona legna da ardere. L'altitudine non consente la crescita di alberi ad alto fusto, ma solo di cespugli
Per lo più arroccati sulle cime delle montagne come Karska ricco di pitture in stile indo- kashmiro, oppure adagiati a valle come Sani, ultima dimora del grande maestro buddhista Naropa , tutti i templi dello Zanskar, ognuno con la sua particolarità, raccontano il cammino del messaggio del Buddha in terra himalayana con una architettura semplice e funzionale al clima e ai materiali che possono trovarsi sul posto.
La struttura principale del tempio è realizzata in pietra locale. La facciata, leggermente a forma di trapezio, è contraddistinta da un portico sorretto da colonne di legno la cui sommità è sovrastata dal simbolo del cerbiatto e della ruota della legge tipica della scuola Mahayana , uno dei due principali filoni del Buddhismo. Per la scuola Mahayana, conosciuta anche come" il grande veicolo", il credente può aspirare alla salvezza grazie all'aiuto di altri uomini santi, i bodhisatva, che pur avendo raggiunto il risveglio e la potenziale liberazione dal samsara, il ciclo delle rinascite, continuano a prestare il loro aiuto e ad essere un esempio da seguire per l'umanità. Tale messaggio, in una cultura per secoli prevalentemente orale, è stato trasmesso attraverso l'arte pittorica degli affreschi e degli splendidi tangka, dipinti su stoffa. Come per la danza sacra, ogni figura, ogni colore possono rappresentare: le vicende della vita del Buddha, dei suoi discepoli e dei bodhisatva oppure dei concetti sacri espressi attraverso una preghiera- disegno, il mandala che permette al fedele di mettersi in collegamento con il tutto.
Al contrario dell'arte sacra occidentale quella buddhista solo raramente viene firmata, non c'è l'esaltazione individualista dell'artista poiché il valore dell'opera del singolo è messo al servizio del messaggio. L'arte, pur raggiungendo vette raffinatissime, è strumento, non fine per esaltare se stessa.
Quando alcuni appassionati alpinisti francesi, tra i quali Marc Damiens , scoprirono quasi trent'anni fa la valle dello Zanskar rimasero affascinati dai paesaggi e dalla gente e chiesero agli zanskari come potessero aiutarli. Essi risposero che non volevano denaro, né macchine, ma una scuola. Capirono che il futuro della loro terra si giocava su un investimento a lungo termine l'educazione dei loro figli.
Preside Lamdon Model School
L'insegnamento delle materie nella lingua locale il bodhi, consente agli studenti di apprendere il sapere moderno, ma al tempo stesso di restare legati alla loro tradizione. La scuola è stata fondata ed è sostenuta dall'Associzione francese AAZ - ovvero Association Aide Zanskar e dalla sua gemella italiana Aiuto allo Zanskar. Nella scuola studiano circa 300 studenti suddivisi in elementari, medie e superiori. La struttura della scuola è moderna e ben organizzata con laboratori tecnologici di chimica e d' informatica. Non manca neanche una biblioteca e una sala riunioni. L'autonomia energetica, uno dei problemi più pressanti della valle, è garantita dall'uso dei pannelli solari La Lamdon School è un esempio di sviluppo sostenibile che deve essere imitato e che sta lasciando in terra zanskara una traccia di speranza, di progresso e di benessere. Il vento del progresso scrive la sua storia con mille strumenti tecnologici, ma come nelle favole, nella valle dello Zanskar, in una piccola capanna di pietra vive un vecchio lama in pensione.
Un tempo era l'abate del monastero di Barden, ora è un eremita. Si chiama Nawang Tashi, ha 79 anni e un sogno.
Monaco Nawang Tashi
I testi intagliati sono delle preghiere, degli insegnamenti del Bhudda tradotti dal sanscrito al tibetano. Il testo da intagliare viene prima scritto su un foglio di carta e poi incollato sulla tavola. Dopo si procede a scolpire ogni singola lettera. Queste tavole sono poi utilizzate per stampare le preghiere su fogli di carta, oppure su teli stoffa. I fogli di preghiera saranno recitati dai monaci durante le funzioni religiose. I teli, appesi come bandiere, diffonderanno le parole del Bhudda per mezzo del vento.
Sul tetto del monastero di Karsha un piccolo monaco ci saluta. Con lui diciamo arrivederci allo Zansckar, la terra dove le valle sfiorano il cielo baciato dal sorriso e dall'umanità della sua gente.
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