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Una scimmietta appollaiata sul "Palazzo dei Venti" ci da' il benvenuto a Jaipur, la città rosa, il colore beneagurante applicato su tutti gli edifici dell' old city in occasione della visita del Principe di Galles nel 1883. Il cosiddetto Palazzo dei Venti è una semplice facciata con finestre traforate, dietro alle quali delle piccole stanze consentivano alle donne dell' Harem di osservare la vita della città senza essere viste.
Il cuore della città è il Palazzo del Maharaja, che tuttora lo abita, destinando però gran parte degli spazi a Museo per illustrare le glorie della sua famiglia. Nel Divan Khas, la sala delle udienze private, sono esposte due grosse anfore d'argento, che un avo del Maharaja nel 1901 aveva portato a Londra piene di acqua del Gange in occasione dell' incoronazione di Edoardo VII.
I Maharaja, appartenenti alla casta indù guerriera dei Rajput, hanno attraversato indenni tutta la storia dell' India, prima raggiungendo un compromesso con la dinastia islamica dei Mogoul di Delhi, quindi divenendo degli staterelli feudi dell' Impero Britannico, infine dopo l' indipendenza, trasformando in Musei e Hotel di lusso gli antichi palazzi. Qui siamo nel cortile del Pavone, che presenta quattro portali finemente decorati.
Se oggi molti eredi dei Maharaja sono degli impreditori, in passato si ricordano degli scienziati come Jai Singh II , soprannominato il Newton d' Oriente, che ha raccolto in questo Parco Astronomico vari strumenti per l'osservazione dei movimenti del sole e delle stelle, fra gli altri un' enorme meridiana in pietra graduata in ore e minuti.
A circa dieci chilometri da Jaipur sorge su una collina il palazzo-fortezza di Amber, residenza dei Maharaja dalla fine del '500 agli inizi del '700 quando fu fondata Jaipur. Una fila ininterrotta di elefanti entra dalla Porta del Sole, trasportando i turisti per l'erto sentiero che sale verso il Forte. Gli elefanti scaricano i passeggeri nel grande cortile, che si estende davanti alla Fortezza. La Singh Pol, la porta del Leone, immette nel complesso degli edifici. Il Divan I Am, sala delle udienze pubbliche, fatta costruire da Jai Singh I nel '600, presenta delle eleganti colonne in arenaria rossa in stile Mogoul. Il Ganesh Pol , un sontuoso portale d'accesso agli appartamenti privati dei Maharaja, dove troviamo una ricchissima decorazione con affreschi e intarsi di marmo. Questo è il fantasmagorico Shish Mahal, con le pareti rivestite di specchi e vetri colorati. Un' ampia finestra traforata, che consente di guardare all'esterno senza essere visti. Un incantatore di cobra e due scimmiette completano lo spettacolo.
Non contenti di questo Palazzo, i Maharaja rajput del clan Kachwaha avevano costruito su una altura il Jaigarh, o forte della Vittoria, collegato al Palazzo da un tunnel segreto che consentiva la fuga in caso di pericolo. Dai bastioni del Jaigarh si vedono le possenti mura con camminamenti, che ci ricordano un po' la "grande muraglia" cinese. Nel Forte si visita l'antica fonderia dei cannoni, dove è stato fuso il Jaivan (il vittorioso), il cannone più grosso del mondo, che fu usato una sola volta con grande soddisfazione di Jai Singh.
Infine il Jai Mahal, palazzo sull'acqua, fatto costruire come casotto di caccia in mezzo al lago Man Sarovar.
A Deshnok, una cittadina a 30 chilometri da Bikaner, andiamo a visitare il Tempio di Karni Mata, incarnazione della consorte di Shiva, forse unico in India ad essere popolato da orde di topi, che vengono considerati sacri e nutriti dai fedeli: secondo una leggenda locale, i roditori sarebbero dei devoti alla Dea, in attesa di reincarnarsi in una specie più elevata.
Al centro di Bikaner si trovano eleganti palazzi Rajput in stile indu-mogoul, alcuni dei quali sono stati adibiti ad Hotel.
Stormi di uccelli al tramonto intorno alla sikkara del Tempio jainista di Bikaner. L' interno, riccamente decorato di affreschi policromi e di colonne scolpite, risuona dei canti dei devoti.
Il Junagarh Fort non è arroccato su una altura, come la maggior parte dei Forti del Rajastan, ma sorge al centro della città, difeso da alte mura e da possenti bastioni. Verso il grande cortile presenta un' ampia facciata elegante che ricorda vagamente un castello della Loira. Nell' interno si susseguono vari cortili, padiglioni e tempietti, costruiti dalla fine del "500 all' "800 dai diversi Maharaja della dinastia Rathor. Il chiostro di Durgar Nivas conserva una vasca in marmo bianco, che veniva riempita di acqua profumata durante i mesi caldi. Molti ambienti presentano una sontuosa decorazione con pannelli intarsiati alle pareti, bassorilievi in stucco e soffitti scolpiti in legno. La Lal Nivas , o residenza scarlatta, è interamante decorata con motivi floreali in cui prevalgono i colori rosso e oro. Una divinità induista fa capolino da una nicchia rivestita di ceramica blu. Dalle terrazze ci si affaccia sui diversi cortili per ammirare le torrette che decorano il Palazzo.
Al tramonto raggiungiamo la "città d'oro".
Il forte di Jaisalmer, adagiato su una bassa altura, corrisponde al centro storico della città, ancora abitato da circa 40000 persone: non ci sono eleganti abitazioni dei Maharaja da visitare, ma strade e stradine affollate, dove ci si trova a contatto con la realtà indiana. Molti bastioni sono stati adattati ad alberghi o ristoranti. I bambini fanno musica nelle piazze.. Il centro della città è dominato da un Tempio jainista con una pesante cupola in pietra scolpita e varie statue marmoree. Anche il resto della città ai piedi del forte è stata edificata con arenaria gialla, da cui il nome di città d'oro. I palazzi più belli sono opera della casta degli antichi muratori e scalpellini e sono chiamati "haveli": presentano le facciate interamente cesellate in pietra con eleganti balconate traforate Appartengono a ricche famiglie di mercanti e gioiellieri.
Il secondo tramonto di Jaisalmer lo viviamo a Lodurva, dieci chilometri a nord della città, primitiva sede del clan dei Bhatti, dove è rimasto solo un'antico tempio jainista. L'elevato numero dei Templi jainisti è dovuto al fatto che la dottrina jainista, sorta in India quasi contemporaneamente al Buddismo nel VI secolo av. Cristo, ebbe molti proseliti fra le caste mercantili del Rajasthan.
Siamo ai margini del deserto del Thar, che si estende verso il Pakistan.
Questo mausoleo in marmo bianco è paragonabile al più famoso Taj Mahal di Agra: è stato eretto dalla vedova del Maharaja Jaswant Singh II nell' "800, contiene solo il cenotafio del marito. Nel complesso, che comprende anche il crematorio reale, sono sepolti anche i successori di Jaswant Singh II. Il marmo bianco rende il monumento splendente e luminoso sia all'esterno, con i graziosi chatri del tetto, che all'interno, dove gli elementi architettonici si specchiano nel lucido pavimento. Il Forte di Jodpur domina al città dall'alto di un rilievo, con le sue mura alte più di 40 metri che sembrano essere il naturale prolungamento dei contrafforti rocciosi. Per i turisti c'è a disposizione un'ascensore per evitare la salita che comprende ben sette porte: sotto la porta di ferro si vedono le mani delle mogli di un Maharaja, che compirono la "sati" (il suicidio) sulla pira del marito. Dagli spalti delle mura si intravede la prevalente colorazione azzurra delle abitazioni, da cui deriva il soprannome di città blù. Attraverso un cortile entriamo negli appartamenti reali adibiti prevalentemente a museo… un salone con il soffitto in vetro e oro e le pareti con decorazione variopinta…la raccolta dei palanchini intagliati in legno.. Seguono vari cortili con porticati, bovindi e balconate aggettanti. Verso l'uscita passiamo da una grande corte, che doveva servire da campo d'addestramento per la guardia del Maharaja, dove ora si può fare shopping.
Ranakpur è una località in una valle boscosa dei monti Aravalli, così chiamata dal nome dal re Rana Kumbha, che donò questo territorio alla comunità Jain: il tempio fu fatto erigere da un ministro del re Rana nel 1439 ed ha una struttura molto complessa articolata su tre livelli con 29 sale. Il suo nome significa "dalle quattro aperture" per la forma cruciforme con quattro entrate in corrispondenza dei punti cardinali. Fra i devoti jainisti e i turisti indiani c'è anche qualche inserviente del tempio, come questo giovane che lavora a una macina. Fra i 1444 pilastri si eleva anche un albero secolare rimasto inglobato nel tempio. Sotto le cupole a "Shikhara" i pilastri scolpiti con motivi geometrici e floreali confluiscono verso l'alto, dove sporgono delle figure di divinità con al centro l' immagine del fior di loto intarsiato. In alcune sale sono presenti delle splendide statue di elefantini in marmo bianco. Lungo le pareti vari pannelli scolpiti con figure geometriche o divine. Dall' esterno si evidenzia la grandiosità dell'edificio a tre piani, sormontato da un'infinità di pinnacoli, in mezzo al paesaggio montano. Altri templi più piccoli, ma non meno belli, sorgono sulle colline boscose circostanti. Andiamo a fare una passeggiata in compagnia del cane "Tiger" nei dintorni del Resort
Appena ripartiti la mattina dopo ci fermiamo presso un tempietto induista dedicato a Shiva. I Monti Abu, che comprendono il Guru Shikhar, la vetta più alta degli Aravalli, avrebbero attirato anacoreti fin dall' antichità , come il fondatore del Jainismo Mahavira, e dall' XI° secolo diventarono sede di Templi, meta di pellegrini. Nell' epoca coloniale inglese si sviluppò una stazione turistica intorno al lago Nakki nei pressi degli antichi templi, che attira tuttora villeggianti indiani. I templi sono ancora più raffinati di quelli di Ranakpur, purtroppo si può filmare solo un Shikhara che si vede dall'esterno.
Questa melodia si diffonde nell'aria di fronte all'ingresso del "city palace" di Udaipur. La reggia del Maharaja, erettta da Udai Singh nel 1560 ed ampliata più volte dai successori, col bianco splendore dei marmi contribuisce a dare il nome alla "città bianca". Dalle finestre del palazzo lo sguardo si allarga sul lago Pichola, lungo le cui rive si distende la città. Tralasciamo gli appartamenti reali, anche se non sono inferiori a quelli degli altri Palazzi, per dare risalto ai numerosi cortili, talora trasformati in giardini, sui quali si affacciano le finestre e le balconate dei vari padiglioni. Un aspetto tipico di Udaipur, che a differenza delle altre città del Rajasthan è situata in una zona collinare e fertile, lo troviamo nel Giardino delle Donne, voluto da Sangram Singh nel XVIII° secolo per le giovani dame di corte.
Anche il Tempio induista dedicato a Jagganath, manifestazione di Visnu, fu eretto da un Maharaja del " 600. Questo rilievo, scolpito sulla base del Shikhara, esprime un po' la credenza induista della reincarnazione, con gli animali più infimi rappresentati al di sotto di quelli più nobili fino a figure umane danzanti. Come spesso nei templi induisti sono presenti dei mendicanti.
Nella città vecchia, oltre al solito traffico di tuk-tuk e di vacche, si possono scoprire abitazioni con facciate antiche ben restaurate.
Dall' imbarcadero presso il "city palace" partono i battelli per fare il giro sul lago Pichola, un' occasione per ammirare la bianca Udaipur da un altro punto di vista. Passiamo vicino al Palazzo in mezzo al lago, che è diventato un lussuosissimo albergo. Le occasioni turistiche non finiscono mai a Udaipur: saliamo con una cabinovia verso il punto panoramico, dove non manca un tempietto induista. Fra le selvagge colline che circondano Udaipur andiamo alla ricerca di questo complesso di templi che erano al centro di un' antica città. La patina del tempo rende onore alla grandezza di questi monumenti. Una civetta si affaccia a una nicchia del Shikhara.
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