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Non mi stancherò mai di ritornare tra le valli himalayane! Ho ancora bisogno di leggermi dentro, di vivere quei ritmi antichi, scritti nel mio codice genetico che la frenetica vita occidentale non mi fa ritrovare. Dal 1 al 25 ottobre del 2003, insieme a Vittorio, Daniele e Renzo, ho avuto la fortuna di realizzare un grande giro in Himalaya. Abbiamo attraversato la valle del fiume Bhote Kosi, quella del Rolwaling, superato il valico del Tashi Lapcha (mt.5750) e dopo aver raggiunto la vetta del Parchamo Peak (mt. 6270), siamo scesi nella Valle del Khumbu, al cospetto delle più alte montagne del Mondo, per poi tornare a Kathmandu. Il trekking ha inizio dal villaggio di Chandrikot, ad un giorno di autobus da Kathmandu. Per tre giorni abbiamo camminato nella valle del grande fiume Bhote, tra campi di riso, piccoli villaggi e bambini in una regione nepalese, vicina al confine con la Cina, che raramente viene attraversata da turisti ed alpinisti. La popolazione, di origine Takali e Sherpa, mantiene ancora un rapporto primitivo con la natura basato, esclusivamente, su una agricoltura puramente autarchica con l'assenza quasi totale di ogni forma di commercio ed artigianato. Siamo entrati nel territorio controllato dalla guerriglia Maoista alla quale abbiamo "donato", dopo una lunga trattativa condotta dalla nostra Guida Sherpa, circa 150 dollari per ottenere il permesso di transito. Due giorni di cammino sono stati necessari per risalire, dopo aver superato spettacolari cascate ed attraversato foreste tropicali, la prima parte della valle del fiume Rolwaling. La serenità, la cordialità, unite ad un grande senso dell'ospitalità, sono le principali caratteristiche degli abitanti di queste valli. Lo abbiamo potuto verificare ogni volta che siamo stati ospitati nelle loro umili abitazioni. I pochi cereali coltivati sono macinati in vecchi mulini spinti dall'enorme forza dell'acqua che scende direttamente dalle grandi montagne che formano la valle. Raggiunto il villaggio di Beding (mt. 3680), ormai al cospetto della grande barriera Himalayana, ci siamo fermati per migliorare la nostra acclimatazione. L'autunno è già arrivato! La spiritualità buddista si respira in ogni angolo, preghiere scritte sulle bandiere al vento, ornano i monasteri arroccati tra alte pareti di roccia, mulini che, a ogni giro, trasmettono il tuo personale ringraziamento all'Onnipotente, muri di pietre recitano in eterno il mantra "om mane padne um". Gli Yak, mitici animali himalaiani, su di loro poggia gran parte della povera economia locale. Sono il mezzo di trasporto di ogni tipo di merce, la fonte alimentare che fornisce: carne, latte e formaggio, con la lana del loro pelo si fabbricano vesti e tappeti, i loro escrementi, opportunamente essiccati al sole, diventeranno il combustibile per scaldare le fredde notti invernali. Superato Na-gaon, l'ultimo villaggio della valle, saliamo sopra la grande morena che, sbarrando la strada al deflusso delle acque dei grandi ghiacciai, forma il grande lago di Tso Rolpa, siamo a 4.500 metri. Il trekking in quest'area è severo dal punto di vista dell'impegno fisico e richiede un'ottima organizzazione logistica ed una forte motivazione individuale. Noi eravamo organizzati con una guida sherpa (Gyalzen) ed un aiutante (Sonam), un cuoco con tre kitchen-boys e vari portatori. E' straordinario constatare come questi uomini dal fisico minuto riescano a trasportare carichi enormi anche a quote proibitive. Bisogna riconoscere che senza il loro supporto è molto difficile portare a termine esperienze di questo tipo. Al tramonto le cime del Tengi Ragi Tau (quasi settemila metri) e del Parcharmo si tingono di giallo. L'isolamento è completo, per giorni non si può comunicare telefonicamente ed in caso di necessità, risulta molto difficile essere soccorsi. E' in questa valle che gli Sherpa ambientano le gesta dello Yeti delle nevi
Il tempo si mantiene bellissimo.Siamo ormai in alta montagna, sopra di noi incombe il versante occidentale del Rolwaling Himal con le sue grandi pareti di rocce verticali e le enormi seraccate che rimangono in un equilibrio incerto sopra la nostra testa, siamo esposti a pericoli oggettivi come scariche di sassi e ghiaccio ed eventuali nevicate renderebbero molto problematico ai portatori sia l'attraversamento delle interminabili morene così come l'eventuale ritirata. D'altronde è per tutto questo, che abbiamo avuto la sensazione dell'avventura autentica. Sopra al passo Thesi Lapcha a 5750 metri, forse per colpa della fatica, o per via dell'altezza, abbiamo la sensazione di librarci in un fantastico volo, tra la valle del Rolwaling e quella del Khumbu. Superato il passo, piazziamo il campo in una specie di nido d'aquila, sotto uno strapiombo roccioso non troppo rassicurante per la presenza di roccia friabile ma al riparo dal vento e da eventuali valanghe. Alle sei di mattina del 15 ottobre con una stupenda giornata senza una nuvola e senza vento, iniziamo la scalata della cresta nord del Parchamo Peak. La salita non è banale, c'è molta neve fresca e, vista la quota, diamo fondo a tutte le nostre risorse fisiche per riuscire a superare i seicento metri circa che ci separano dalla vetta. Raggiunta la vetta, volgiamo lo sguardo alla nostra sinistra ed un'emozione forte ci assale nel vedere davanti a noi, quasi a portata di mano, i grandi giganti himalayani: l'Everest, il Lhotse, il Nuptse, il Makalu. E' il momento culminante dell'esperienza: la realizzazione del sogno. Dalla cima ci affacciamo sugli stupendi laghi morenici del ghiacciaio Tengpo, ci separano 1500 metri di parete verticale. Iniziamo la lunga discesa verso la valle del Khumbu. Gradualmente entriamo in un'area dove c'è una forte presenza turistica con numerose strutture ricettive. Nel villaggio di Thame incontriamo Appa Sherpa, un grande alpinista, l'unico che ha scalato per ben tredici volte l'Everest!! Per riposarci delle fatiche sofferte sostiamo due giorni nel villaggio di Namche Bazar dalla caratteristica forma a ferro di cavallo e con un suggestivo mercato frequentato, prevalentemente, da venditori tibetani che arrivano dopo diversi giorni di cammino. Namche Bazar e la sua valle sono in continua espansione, si costruiscono case e nuovi alberghi. Nel villaggio di Khumyung, grazie alle somme raccolte da sir E.Hillary, sono state create numerose strutture scolastiche, mentre nel villaggio di Kunde ha sede un importante ospedale, punto di riferimento per tutti gli abitanti della zona ed anche per gli alpinisti e i turisti che numerosissimi salgono verso il Campo base dell'Everest. Ovunque troneggia la splendida cima dell'Amadablan. I nostri bagagli arrivano a Lucla a dorso di Yak. Il 22 ottobre, con una forte apprensione, dovuta al brusco interrompersi sull'orlo di un precipizio della pista, decolliamo dall'aereoporto di Lucla, lasciandoci alle spalle montagne di ricordi. Khatmandu, la mitica, mistica, caotica Kathmandu, capitale di un Nepal oggi in bilico tra grandi e forse traumatici cambiamenti ed il solito brulichio dei suoi tanti commerci. L'ansia di un futuro sempre più incerto passa per le canne dei fucili dei soldati che, sempre più numerosi, sono a guardia dei palazzi e delle strade più importanti. Il tempo si è fermato a Bhakthapour tra l'arte, la storia e l'artigianato; splendido villaggio, gioiello della valle, patrimonio dell'intera umanità. Sulle rive del sacro fiume Baghmati la morte e la vita scorrono tra il lento salire del fumo dalle pire ardenti. Gli occhi di Bhudda, che tutto vedono, dal grande Stupa di Bodnath sono un invito a ritornare ancora un'altra volta, perché l'incanto si rinnovi per sempre.
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