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Dopo aver passato la mattinata in giro per la medina di Tripoli – ....siamo arrivati al Caffè Arabo,… visto l’Arco di Marco Aurelio …la Moschea di Gurgi…. (“fai l’aria stupita”) e l’interessante Museo,… “mosaico rinvenuto a Leptis Magna , con scene di combattimento tra gladiatori e animali, una Venere, ..il maggiolino usato da Gheddafi durante la rivoluzione del 1969, …le tre grazie provenienti da Cirene …. (“ma sono leoni?”…….)… un satiro, ….da qui Mussolini arringava le folle.
Seduti ad un chiostro indugiavamo, la mente ripercorreva i luoghi, le tappe, le immagini del nostro viaggio, quando un grido di allarme ci richiamò alla realtà, si era fatto tardi e rischiavamo di perdere l’aereo del ritorno a casa.
Tutto è cominciato il 10 aprile. All’Aeroporto di Roma avevamo a mala pena capito chi faceva parte del gruppo, ma nella lunga attesa all’aeroporto di Tripoli abbiamo fatto conoscenza. Per rompere l’attesa ci raccontavamo delle nostre precedenti esperienze di viaggio, come per dimostrare che facevamo parte di quella schiera di avventurosi viaggiatori a cui nulla o quasi può più stupire. Il viaggio nell’Akakus riuscirà a stupirci lasciandoci un ricordo indelebile.
Sono quasi le 22 quando arriviamo a Sebha, stanchi ed affamati decidiamo di cenare in un locale propostoci dai nostri autisti che ci aspettavano all’aeroporto. Dopo cena percorreremo 150 Km fino a Germa, dove finalmente trascorreremo la notte in un campeggio. Con le prime luci dell’alba cominciamo a renderci conto di dove siamo. Il viaggio è iniziato davvero. Fatta colazione, la prima ed ultima che ci verrà servita, si parte.
La prima capitale conosciuta del territorio del Fezzan fu l’antica Germa, Garama, la città dei Garamanti. I Garamanti furono temuti predoni, sono spesso citati dai greci e dai romani. Abili mandriani, ma soprattutto famosi per la loro bravura nell’allevare i cavalli che esportavano a Roma.
“quando si dice che gli uomini sono tutti eguali, è finita; questo è un lavoro da uomini, è finita; vai a buttare la spazzatura, è finita.……”
All’ombra di un albero cerchiamo di mangiare qualcosa, questo sarà il giorno più caldo in assoluto, raggiungerà i 42° la temperatura. I nostri amici autisti stanno preparandosi da mangiare, hanno acceso il fuoco e si preparano una zuppa. Noi, ancora poco organizzati discutiamo. Per Paolo, comincia il lavoro, distribuisce l’acqua. Ognuno di noi avrà a disposizione tre bottiglie al giorno.
Proseguiamo verso Ghat. …….
A quaranta km da Ghat incontriamo una montagna dalla forma stravagante è la Jebel Idinen. Intorno alla quale si intrecciamo molte storie di leggende tuareg, sulla presenza di diavoli rossi. Tanto inquietanti queste leggende che gli stessi tuareg non si avvicinano a questa montagna.
La sera nella cucina del camping, io e Marilisa eravamo di corvè e abbiamo preparato spaghetti con le melanzane. Riscuotendo un successo quasi unanime.
Mentre i nostri autisti procuravano i visti per accedere all’Akakus , noi facevamo i turisti, visitavamo la medina di Ghat. Case bianche, costruite con mattoni di fango, paglia e sterco animale, i tetti fatti con fronde di palma e le porte di legno di palma. Alcuni motivi decorativi delle costruzioni, i triangoli capovolti, servivano a ricordare agli abitanti un’amatissima regina berbera. Il forte che sovrasta la medina, iniziato dai Turchi, fu ultimato dagli italiani.
I tuareg sono uno dei pochi popoli al mondo in cui sono gli uomini e non le donne a coprirsi con il velo. In uno dei rarissimi negozi di souvenir della medina ho acquistato la stoffa per costruirmi anch’io il tagel most, il turbante tuareg. Non è assolutamente facile indossarlo.
Facciamo gli ultimi acquisti di frutta e verdura, una visita in un animato suq e poi lasciamo Ghat ultimo centro abitato, per inoltrarci in uno dei più bei deserti del mondo, l’Akakus.
E’ giunto il momento di fare la conoscenza dei nostri autisti, E’ un po’ riduttivo chiamarli autisti, in realtà sono stati i nostri angeli custodi, ci hanno aiutato con molta discrezione e ci risolvevano i problemi ancor prima che noi ci rendessimo conto di averli. …… Hanno fatto da intermediari nei mercati, da guide turistiche, da animatori delle serate, da cuochi.
Mohamed, il nostro capo spedizione, i suoi occhi penetranti hanno fatto strage di cuori e noi donne facevamo di tutto per catturare il suo sorriso, ma lui è rimasto imperturbabile, la mattina c’era la corsa per accaparrarsi i posti nella sua jep.
Mohamed e Housseun sono fratelli, tanto è imperturbabile Mohamed tanto è aperto Housseun, cuoco, animatore, giocoliere, guida.
Mohamed Abdullah, il genio della meccanica, si è anche rivelato incredibilmente abile anche in elettronica, con lui non si resta certo a piedi.
Bakar con il suo memorabile the.
Il nostro itinerario nel deserto dell’Akakus, prevede un percorso che partendo da Ghat ci riporta a Germa, attraverso canion e wadi della catena montuosa dell’Akakus. Percorreremo il wadi del Mathendush, costeggiando il grande mare di sabbia del Murzuk, con le sue grandi dune. Lasciata Ghat, scendiamo verso sud lungo il confine con l’Algeria, attraversando il Wadi di Ayadhar, una breve sosta per fare qualche foto ed ammirare il paesaggio.
Ma è già ora di pranzare, Io e Claudia prepareremo per tutti una succulenta insalata con tonno, pomodoro e succo d’arancia.
Housseun ci mostra delle macine lasciate lì di proposito. Le prime dune di sabbia stimolano subito il nostro senso artistico.
I nostri autisti sgonfiano i pneumatici delle auto perché da questo momento la pista sarà su sabbia soffice. Dovremo scendere da lì, una lunga emozionante discesa da una duna alta più di 100 metri, superata la quale non si può più tornare indietro, bisogna soltanto proseguire in avanti. Questo è l’ultimo posto di controllo da questo momento in poi siamo nell’Akakus.
E’ l’ultima dura discesa del passo del Taga kuori, con sabbia molto molle, la discesa sarà entusiasmante. In un riparo osserviamo le nostre prime pitture rupestri e siamo talmente sorpresi dalla loro bellezza e dal loro stato di conservazione, che dubitiamo della loro autenticità, su questo dubbio Ussein ci scherzerà sopra.
Non solo il deserto con le grandi dune di sabbia, i grandi spazi, ma anche la ricerca e la scoperta delle origini. In questa zona del deserto del Sahara l’Akakus. Gli archeologi hanno classificato, fino ad oggi, ben 1300 siti, dove artisti di oltre 10000 anni fa hanno lasciato la testimonianza con disegni e grafiti di un mondo oggi scomparso.
Il nostro viaggio nell’Akakus sarà pieno di sorprese, non solo pitture ed incisioni, ma imponenti formazioni rocciose, come questa, il famoso arco di fozzigiaren. Siamo stati fortunati, abbiamo incontrato anche una carovana di dromedari. Pazientemente hanno atteso che noi li fotografassimo, per poi riprendere il loro cammino. Osservando i dromedari allontanarsi, ho pensato a quanto sarebbe stato più affascinante fare il viaggio con questo mezzo di locomozione. Ma accontentiamoci così, riprendiamo il viaggio con la nostra jep avendo negli occhi l’immagine della fila di dromedari allontanarsi all’orizzonte con il loro tipico andamento altalenante, e ci accingiamo a visitare i siti del wadi di Teshuianat.
Anche qui Housseun scherzerà sulla nostra incredulità.
Gli occhi e il deserto s’incontravano. Il deserto si posava sopra la retina, si allontanava si riavvicinava in ondulazioni si stendeva nuovamente sull’occhio per ore, per giorni.
In questo Wadi vive, in un accampamento, il capo dei Tuareg del Tadrart akakus, Amar Andani Kari, che è il principale collaboratore del professor Mori, che esegue scavi e studia i siti da più di quaranta anni.
Incontriamo anche dei dromedari allo stato brado, che seguiremo per qualche centinaio di metri.
Ogni giorno è vissuto intensamente, e due passi a piedi verso il campo dove trascorreremo la notte, ci servono anche per rilassarci e ci consentono di ascoltare il silenzio del deserto.
Giunti al campo ci rilassiamo, ed ammiriamo il paesaggio. A Michela viene in mente un vecchio proverbio Tuareg, letto sulla guida, che sembra proprio adatto al luogo e alla circostanza. “Lo sai anche tu, una casa, una vera casa di mattoni e come una tomba, si può anche vivere qualche volta sotto una tenda, ma la cosa migliore per noi è dormire sotto il cielo e guardare le stelle negli occhi”.
Michela questa sera è di corvè, cosa ci farai stasera?.....
Bakar, come fa a fare la schiuma?
Seleiman Mohamed prepara il tagmema, il pane del deserto. L’impasto è fatto con acqua, sale e farina. L’impasto così ottenuto viene messo sulla sabbia rovente e ricoperto con la brace e lo si fa cuocere per quindici minuti. Dopo si scopre e si gira e si fa cuocere per altri 15 minuti. Ce l’offriranno per cena.
……un’ultimo sguardo al deserto dell’Akakus, superato questo arco naturale, ci attente una lunga giornata di auto, costeggeremo il masiccio del Mezzak, per raggiungere il Wadi del Mathanduche.Alla nostra destra si stende il grande mare di sabbia del Murzuk, tra le cui dune, molto più sicure delle pietraie del Mathanduche, dove non mancano serpenti e scorpioni, ci accamperemo per passare le notti. Giunti ai piedi del massicio del Messac. Che presenta una delle più alte concentrazioni di incisioni rupestri del mondo, percorreremo a piedi il wadi Tistatine, mentre le auto ci aspettano più avanti per il pranzo. Raggiungiamo , infine, un posto di controllo dove una guardia ci farà pagare per visitare le incisioni più belle.
E’ qui che incontreremo il famoso gatto mammone, animale fantastico, utilizzato nelle fiabe per incutere paura.
Durante il nostro viaggio incontreremo due pozzi, uno nell’Akakus, l’altro nel Matanduche, sarà veramente piacevole rinfrescarsi. I pozzi sono molto profondi, pescano l’acqua ad oltre 400 metri.I nostri autisti ci assicurano che è potabile, ed allora noi la berremo e non accadrà nulla, infatti.
E in mezzo al deserto che ti ha fatto quel rivoluzionario di Gheddafi, una piantagione di orzo e grano, una fattoria modello, orgoglio del regime di Gheddafi.
Lasciata la zona de Messac ci dirigiamo verso nord, verso i laghi salati del deserto di Ubari. Sicuramente tra i luoghi più interessanti del Sahara Libico. Il percorso non è forse tra i più duri, ma i saliscendi sulle dune sono assai divertenti.
Il primo dei laghi che incontriamo è il Gabraon, il più grande. Qui faremo il bagno e fatta la doccia con l’acqua di un pozzo ci fermeremo a prendere un po’ d’ombra nell’unico caffè ristorante della zona. Nel pomeriggio raggiungeremo il lago di Mahfu, nei pressi del quale ci accamperemo. Il giorno dopo vedremo il più pittoresco dei lghi Oun el Ma. I Laghi hanno un contenuto salino molto elevato, ed è stato una bella esperienza galleggiare sulle loro acque circondati da alte dune di sabbia. Infine vedremo il lago di Mandara, in questo periodo praticamente secco.
“Sono stato bene con voi, il destino ci ha fatto incontrare in questo giorno e non in un altro, in questo luogo e non in un altro, in questa stagione e non in un’altra.”
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