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“L'Africa è un paese che si sposta a piedi” questo scrive Kapuscinsky nel suo famoso libro Ebano e il Camerun non è esente da questa affermazione.
Nonostante nelle grandi città abbia preso piede traffico e inquinamento, quando si esce dall'unica arteria stradale... ecco che riappare l'Africa che cammina, che dilata i tempi, immobile ma sempre in movimento, polvere e polvere su strade adatte ai muli non ai mezzi a motore con l'harmattan che rende opaco il cielo.
Per arriva a Mora si passa per Koza lungo un bel tratto di strada che attraversa il cuore della terra dei Mafa. Essendoci tutto attorno enormi campi di cotone viene fatta la manutenzione dell'asfalto e quindi il trasferimento è agevole. Mora è l'ultimo centro abitato prima di Banchi, al confine con la Nigeria, ed è anche l'ultima occasione di bere una birra prima di entrare in un paese dove vige la ferrea legge islamica. Mora è famosa per il mercato che si tiene la domenica che attira compratori e venditori che appartengono ai vari gruppi etnici della regione.
Oudillja è situata sulle montagne ed è un autentico villagio podoko. Non la si può visitare se prima non ci si reca al sarè del capo per salutarlo. Il sarè è una struttura circondata da un muro di cinta, ed è coperta da un dedalo di passaggi coperti che collegano fra loro le varie capanne dove vivono le oltre 50 moglie del capo e gli innumerevoli figli.
Bella e rilassante la navigazione sul fiume Longone, dove ci sono persino gli ippopotami. Si parte da porto che è già una bellezza per conto suo con tutte le persone che lavano i panni, tirano in secco le barche e vivono la loro quotidianità. Su questo fiume i francesi hanno costruito una diga artificiale che crea un lago calmo e pescoso. Lungo la riva ci sono i villaggi dei pescatori animati solo nove mesi all'anno, mesi nei quali è consentito pescare.
A Pouss visitiamo il sultanato dove il sultano ci accoglie sulle sue comodo poltrone e ci racconta della divisione politica del posto. Oggi la popolazione camerunense è assolutamente multietnica e non esiste una etnia dominante, questa situazione è il risultato della divisione tracciata a tavolino dalle potenze coloniali degli ultimi 100 anni. Oggi è martedì e andiamo a visitare il grande mercato, era quello che aveva creato più aspettative invece si dimostra dispersivo e poco coinvolgente. Vediamo un paio di bororo e neanche un chadiano col piattello labiale. Anche qui le etnie sono diverse ma non è facile distinguerle se non si ha qualcuno che te le indica, ormai le donne utilizzano per le loro vesti dei tessuti uniformati che arrivano dal Ghana e dalla Nigeria e non sempre indossano gioielli o copricapo distintivi del gruppo al quale appartengono.
Le case ad obice sono cinque costruzioni racchiuse da un recinto e all'interno del cortile c'è il granaio della famiglia. Purtroppo la difficoltà di manutenzione di una struttura del genere ha fatto abbandonare lo stile di costruzione in tutta la zona e questa è l'ultima casa obice rimasta, è stata restaurata dall'Unesco ed è patrimonio dell'umanità. Chiediamo ospitalità al padrone di casa per la notte, accetta molto volentieri e ci lascia dormire nel cortile. I bambini vengono a vedere cosa facciamo a passeremo la serata con loro.
L'area di Roumsiki è abitata dal gruppo etnico dei kapsiki ed è davvero un posto affascinante dal punto di vista paesaggistico. Ci sono degli enormi pinnacoli erosi dal tempo che hanno assunto particolari conformazioni e svettano come una cornice nell'ampia vallata che arriva fino alla vicina Nigeria dove noi ci arriviamo camminando per circa due ore. La nostra guida Jean-Claude ci racconta di quanto costi avere una moglie. Se ne possono avere più d'una, è tutta una questione di soldi. Una donna costa come minimo venti mucche che il futuro marito deve consegnare al papà della sposa. Se poi la donna è particolarmente bella e forte possono essere richiesti in aggiunta una decina di pecora e una ventina di polli. La povera donna in questione dovrà ricompensare l'esborso del marito con una vita di lavoro.
Altra cosa interessante è visitare il villaggio di Roumsiki dove si possono vedere parecchi artigiani all'opera. Si possono vedere parecchie donne che modellano la creta, oppure ci sono i tessitori, in questo caso solo uomini, il lavoro viene ereditato dal padre, le donne possono solo filare il cotone.
Altra cosa che non può mancare è la visita del “feticheur”, che sarebbe colui che predige il futuro studiano le mosse di un granchi d'acqua dolce all'interno di un otre. A noi aveva predetto che il nostro viaggio sarebbe andato bene dopo di chè abbiamo rotto il pulmino tre volte e dire che prima di andare via ci aveva anche dato la benedizione.
Voglio arrivare a Tourou in serata per arrivare il mattino presto e vedere le donne che si recano al mercato con le grosse otri sulla testa. A Tourou non ci sono alberghi o campeggi ma confidiamo nella sorte e ci andiamo lo stesso. Per fare prima prendiamo la strada dei contrabbandieri nigeriani che esportano illegalmente il petrolio, è praticamente un sentiero impervio che ci spacca la schiena ma in due ore siamo a Tourou, passando per Mokolo ne avremmo impiegate quattro. Cerchiamo un posto per campeggiare, andiamo alla missione ma non c'è nessuno, poi lungo la strada incontriamo un ragazzo che ci offre la casa di due agronomi americani e ci ospitano come sempre nel cortile. Al mattino, proprio davanti casa, assistiamo ad un continuo esodo di donne e uomini che si recano al mercato, interessantissimo. L'ambiente è eccezionale, di questo piccolo villaggio di montagna dove ogni strada diventa un mercato e poi arrivano le donne con la calabasse in testa, arrivano dalla Nigeria. Le calabasse sono le zucche e se le mettono le donne che aderiscono alla religione animista. Oltre ad averci trovato la casa, Joseph ci fa anche da guida al mercato così capiamo qualcosa in più delle varie etnie ed in più veniamo a sapere che le religioni più professate sono il cristianesimo, l'islamismo e l'animismo, non c'è assolutamente conflittualità fra esse, in parecchi villaggi sono espresse tutte e tre le fedi senza tensioni anche i matrimoni possono essere misti purchè si paghi le donne.
Dopo la visita del mercato ci incamminiamo verso sud e qui inizia subito la “sfiga” del feticheur, già in partenza abbiamo il primo guasto, il serbatoio è rotto. Aspettiamo che portino il pezzo di ricambio da Mokolo e sosteremo nel “brousse” tre ore e mezzo, meno male che c'erano i bambini.
Il nord del paese è davvero molto povero, portare un tir di roba non basterebbe. Hanno bisogno davvero di tutto.
Per pranzo ci fermiamo a Poli, è venerdì e assistiamo all'uscita dalla moschea. I koma, il popolo che stiano andando a visitare, proprio per sfuggire alle persecuzioni degli schiavisti musulmani, sono strati costretti ad abbandonare le rigogliose pianure del nord del paese per rifugiarsi sui Monti Alantika. Un nome che non a casa significa “terra dimentica da Allah” ma “c'set l'Afrique” e il pulmino si rompe un'altra volta, passeremo altre quattro ore a interagire con gli abitanti del loco... ma intanto si fa notte e chiediamo ospitalità alla gendarmeria.
Finalmente il mattino dopo arriviamo a Wangai e non mancano certo guide e portatori che mi possono aiutare a organizzare il trekking sui Monti Alantika.
I koma sono una delle ultime tribù animiste e pagane in una regione abitata da popoli convertiti al Corano. Vivono in una regione impervia ai confini con la Nigeria. Su questi monti non vi sono ne' strade ne' piste e l'espolrazione può solo avvenire a piedi. A 1300 metri di quota, a ridosso di una parete rocciosa, si nasconde Bilmerou, il primo villaggio abitato da koma ed è qui che vediamo la prima volta le donne con il coprisesso di foglie.
Anche qui è buona norma offrire dei doni, diamo sale, tabacco, fiammiferi agli uomini e alle donne e caramelle ai bambini.
Prima di arrivare a Librou compriamo una capra, sarà la nostra cena insieme ai nostri ospiti.
È giunta l'ora di abbandonare l'ospitale terra dei koma, torniamo a piedi alla carreggiabile e poi via...con il vento fra i capelli.
E dopo aver mangiato tanta polvere... lasciamo il nord per un più rigoglioso sud.
Da Doula a Kribi prendiamo il bus pubblico, dato che la tratta è notturna ci chiedono il nome di un parente da avvisare in caso di incidente in più ci danno un numero di riconoscimento da portare al collo...beh auguri!
“il problema dell'Africa è sempre il contrasto tra l'uomo e l'ambiente. Tra l'immensità dello spazio e il suo indifeso, scalzo, indigente abitante. Da qualunque parte si guardi non si vedono che plaghe disabitate, deserti, distanze sconfinate. Bisogna camminare centinaia, migliaia di chilometri per incontrare altra gente. Informazioni, conoscenze, conquiste della tecnica, beni, merci, esperienze altrui non trapelano, non trovano la strada per arrivare. Lo scambio inteso come forma di partecipazione alla cultura mondiale non esiste, quando capita si tratta involontariamente di un caso sporadico, di un evento e senza scambio non ci può essere progresso. L'europeo di passaggio, in Africa, di solito ne vede solo una parte, ossia l'involucro esterno, spesso il meno interessante e forse anche il meno importante. Il suo sguardo scivola sulla superficie senza penetrare oltre, quasi incredulo che dietro ogni cosa possa nascondersi un segreto e che questo segreto pervada le cose stesse”. Brano tratto da Ebano di R:Kapuscinsky.
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