|
Addis Ababa, la quarta metropoli dell'Africa con oltre tre milioni di abitanti, è una città ricca di contrasti: dai quartieri intorno al mercato con le vecchie casupole dai tetti in lamiera ai grattacieli sui viali del centro invaso dal traffico.
L'Etiopia è appena entrata nel terzo millenio dall'undici settembre scorso, quando cadeva il capodanno secondo il calendario religioso etiopico, mentre la capitale ha poco più di un secolo, essendo nata per iniziativa della regina Taitu, moglie di Menelik II, verso la fine dell'800, e battezzata dalla stessa Addis Ababa (Nuovo Fiore)
I monumenti ci ricordano la storia dell'Etiopia: dalla statua equestre di Menelik, il vincitore di Adua, al giardino che circonda la residenza di Hailè Selassiè con la scala a chiocciola eretta dagli italiani a rappresentare gli anni dell'era fascista, ma in cima è stato aggiunto il leone di giuda come simbolo della rivincita della monarchia etiope.
La stele di Yekatit alla memoria delle numerose vittime della rappresaglia ordinata dal vicerè Graziani in seguito a un attentato nel 1937.
La cattedrale della Santissima Trinità ospita le tombe di Hailè Selassiè e consorte.
Di fronte alla cattedrale di San Giorgio, voluta da Menelik dopo la vittoria di Adua, assistiamo per la prima volta alla travolgente predica di un prete ortodosso.
La chiesa del monastero di Debre Libanos, distrutta più volte nel corso dei secoli, è stata riedificata da Hailè Selassiè, ma pare un po' inadeguata al mito dell'antico luogo di culto frequentato da migliaia di pellegrini, attratti anche dall'acqua santa con effetti curativi
Un moderno dipinto che ritrae Tekla Haimanot, fondatore del monastero nel 13° secolo, uno dei Santi più venerati in Etiopia, che ha percorso una curiosa via verso la Santità: rimase fermo per sette anni su una gamba sola finchè perse l'altra atrofizzata, un fachiro etiope!
I pellicani rappresentano uno degli aspetti naturalistici del lago Tana, che custodisce però sulle sue isole e penisole un patrimonio artistico e spirituale di notevole interesse con le decine di monasteri ortodossi che conservano icone, pitture murali e vari oggetti sacri.
Questo è il monastero più famoso della penisola di Zege, dove vediamo dipinti fra i più belli della iconografia etiopica.
La traversata verso le isolette è alquanto movimentata!
La visita del monastero di Kebran Gabriel è riservata ai soli uomini: molto interessante il piccolo museo, allestito in un edificio dietro la chiesa, che conserva croci sacre, corone reali, libri antichi con miniature.
Raggiungiamo in barca le sorgenti del NiloAzzurro, dove le acque del lago si incanalano per iniziare il lungo viaggio verso il Mediterraneo A qualche decina di chilometri Tys Isat (acqua fumante in lingua locale), quella che potremmo chiamare la prima cataratta del Nilo, limitata oggi dalla presenza di una centrale idroelettrica.
L'acrocoro etiope che raggiunge i 2500 metri di quota è tagliato dalle gole del Nilo Azzurro che esce dal lago Tana: la strada in questa zona è dissestata e il ponte in ricostruzione.
Il nostro autista, ex portiere di calcio, fa ginnastica
Raggiungiamo BAHIR DAHR sul lago Tana
Vegetazione tropicale sulla penisola di Gorgora
> DA GONDAR AI MONTI SIMIEN
Gondar, fondata nel 1600 dall' imperatore Fasilades, fu capitale dell' Etiopia per più di un secolo, caso unico in un paese conteso fra i vari ras che si contendevano il potere eleggendo la capitale nella propria regione. Il centro della città conserva molti edifici costruiti all'epoca di Mussolini, che volle rinverdire le glorie dell'impero etiopico: quando gli italiani conquistarono Gondar vi trovarono questi monumenti semidistrutti che iniziarono a ristrutturare. Oggi il recinto imperiale ( considerato Patrimonio dell' Umanità dall' Unesco ) conserva diversi palazzi, che furono residenza o uffici di servizio degli imperatori come l' Archivio o la Biblioteca. Su tutti domina il castello di Fasilades, con quettro torrette a cupola alte 32 metri, attribuito a un architetto indiano. Saliamo a visitare i saloni e ci affacciamo sulle terrazze. Il palazzo di Iyasu I, nipote di Fasilades, aveva dei soffiti a volta con sontuose decorazioni, purtroppo andate perdute per i bombardamenti inglesi. In un'altra zona della città andiamo a cercare i "Bagni di Fasilades"oggi in restauro. Si trattava di un'ampia piscina con al centro un edificio, ritenuto la residenza estiva dell'imperatore. Le donne preparano la malta per i restauri.
La capitale imperiale non brilla solo per i palazzi di Fasilades e successori, vi si trova anche la chiesa della "Trinità al Monte di Luce" considerata fra le più interessanti di tutta l'Etiopia (fra l'altro sono di quest'epoca anche la maggior parte dei monasteri sul lago Tana). Bellissimo il soffitto a cassettoni da dove sorridono 104 angioletti alati!! Sulle pareti il volto di Belzebù…….la Trinità. rappresentata secondo i dettami dell' antica teologia etiope da tre padreeterni barbuti ….non manca la figura di San Giorgio, santo patrono del paese.
Fra monasteri, palazzi e monumenti arriva il giorno dell'intermezzo naturalistico. I monti Simien, al centro dell' acrocoro etiope superano i 4500 metri colla cima del Das Dashen e sono solcati da profonde valli fluviali con vedute spettacolari. La fauna è molto interessante per la presenza di una razza endemica di babbuini, sopravvissuta di un gruppo una volta molto diffuso in Africa: il babbuino gelada. Vivono in colonie molto estese, fino a 400 individui, con un maschio dominante; sono strettamente vegetariani e passano il loro tempo a strappare bulbi e radici dal terreno. Sono chiamati anche "babbuini leone" per il lungo pelo fulvo che nel maschio culmina in una criniera. Si trovano anche degli stambecchi e dei rarissimi lupi. Al ritorno da un breve trekking vediamo questi cuccioli di antilope saltarupe…. e al tramonto un' altra colonia di babbuini con i giovani che si divertono.
Da poco tempo questo moderno Lodge ospita i turisti nel Parco dei Simien
L' ultima veduta sui monti Simien.
Un baobab sulle sponde del fiume Tekeze, che separa la regione dell' Amhara dal Tigray.
> DA AKSUM AL PERIODO COLONIALE
Le stele di Aksum sono fra quei monumenti dell'antichità che gli studiosi tentano con difficoltà di capire come siano stati eretti senza le moderne tecnologie. A dire il vero la stele più grande, alta 33 metri, che giace a pezzi sul prato, forse sarebbe caduta mentre tentavano di erigerla. Le figure scolpite sul granito rappresentano delle false finestre. Questa invece è una stele grezza, trasportata qui dalla cava, non ancora scolpita. Il cosiddetto obelisco di Roma, trasportato in Italia da Mussolini e restituito all' Etiopia nel 2005, è ancora in cantiere. L'unica rimasta sempre in piedi è quella di re Ezane alta 24 metri, poco meno di quella di Roma. Nella necropoli di Aksum sono state contate circa 120 stele, fra semplici menhir e quelle lavorate, ma non è certo che ad ognuna corrisponda una sepoltura. Comunque sono state individuate molte tombe come questa, detta della finta porta, che conserva il sarcofago del re Ramhai, un masso che apparetemente sembra cavo ma non è mai stato aperto! Il Mausoleo è una sepoltura collettiva che comprende diverse camere.
La civiltà aksumita si colloca storicamente fra il 400 av. Cristo e il 5°/6° dopo Cristo, ma la tradizione locale la sposta indietro fino al 10° secolo av.Cristo ai tempi della leggendaria Regina di Saba e di Re Salomone, come si vede da questi dipinti. La cultura sabea sarebbe giunta in Etiopia dalle regioni dell'attuale Yemen attraverso il Mar Rosso. Da ciò deriverebbe la tradizione della "dinastia salomonica",dalla quale gli imperatori d'Etiopia pretendevano di discendere. Questo, secondo la leggenda, è il bagno della Regina di Saba, anche se è solo un serbatoio d'acqua alla periferia della città.
La cosidetta tomba di Re Kaled e di suo figlio, che pare non abbia mai contenuto le due sepolture: erano state costruite sotto al loro palazzo, che dimostra la perfezione cui era giunta l'architettura aksumita. L'iscrizione di Re Ezane, ritovata da un contadino nel 1981: è una specie di stele di Rosetta contenente un testo trilingue: greco, sabeo, ge.ez, l'antico amharico. Altre stele in aperta campagna, rozzi menhir alti da 1 a 2 metri alla luce del tramonto.
A Yeha, fra le montagne di Adua, si elevano le mura di questo tempio colossale, che dimostrano la perfezione dell'architettura aksumita e il suo apparentamento con lo stile yemenita: blocchi di arenaria più lunghi di tre metri uniti fra loro a secco, rimasti in loco da più di 2000 anni. Ai piedi della montagna a testa di leone le rovine di un'altra costruzione a pilastri monolitici simili al tempio della luna di Marib.
Fra le montagne il campo di battaglia di Adua, una sconfitta che rappresentò una vera tragedia per l'Italia sul finire dell' 800.
Il cimitero di guerra di Adigrat, che raccoglie quasi 800 caduti.
Unico vantaggio dell'occupazione italiana la costruzione di strade agibili ancora ai giorni nostri.
Il fascismo rivelava i lati più oscuri e primitivi della realtà etiopica.
Un' azalai ritorna verso Makallè dal deserto della Dankalia.
Nel Museo di Makallè giace in un angolo il busto di Mussolini, che doveva essere esposto sulla facciata
> CHIESE RUPESTRI DEL TIGRAY - LALIBELA
Le chiese scavate nella roccia in luoghi inaccessibili sulle "ambe" del Tigray sono il segreto dell'Etiopia ortodossa, e spesso è destinato a rimanere un segreto nascosto come a Debre Damo, che è difeso da una parete impervia della falesia superabile solo da giovani uomini robusti, comunque vietato alle donne. Il sito risale al periodo aksumita, forse usato anche come luogo di detenzione dei nemici, in seguito divenuto cenobio di monaci e oggi ancora abitato da circa 80 religiosi che vivono autosufficienti sull'amba: dobbiamo solo immaginare una chiesetta con i soliti dipinti e oggetti sacri.
La maggior parte delle chiese rupestri sono dislocate nelle vallate fra Adigrat e Makallè, alcune facilmente raggiungibili con automezzi o brevi camminate.Anche se la tradizione le vorrebbe far risalire al periodo aksumita, la storia le data dal 10° al 15° secolo attribuendole al tentativo di sfuggire alle incursioni islamiche.
Questa minuscola chiesa antica si trova all'interno di un'altra struttura più recente e contiene una cripta con alcune sepolture.
Il portico fatto erigere dagli italiani contrasta co lo stile arcchitettonico dell' interno di questa chiesa considerata fra le più belle di tutto il Tigray. Gli affreschi risalenti ai secoli XVII , XVIII sono ben conservati. I pilastri cruciformi con capitelli a gradini sostengono un ardito soffitto a volta.
Come quella precedente la chiesa di Chirkos è semi-monolitica scavata nell'arenaria e a pianta cruciforme. Notevole il fregio aksumita e i robusti pilastri con soffitto a botte.
Lalibela varrebbe da sola un viaggio in Etiopia, a maggior ragione nel periodo natalizio. Decine di migliaia di pellegrini confluiscono con tutti i mezzi verso la città che fu capitale della dinastia Zagwe fra il 12° e 13° secolo. Lalibela è il nome del leggendario re che avrebbe costruito le chiese scavate nell'arenaria dopo essere tornato da un viaggio a Gerusalemme: qui è il centro spirituale della religione etiopica, una delle più antiche chiese separate del Cristianesimo, seguendo il monofisismo, la dottrina secondo cui Cristo possiede solo la natura divina. Insieme ai copti egiziani ha conservato varie tradizioni giudaiche come la circoncisione, rigidi precetti alimentari, la festività del sabato oltre alla domenica Il calendario copto fissa il Natale al nostro 7 gennaio ed è occasione di un massiccio pellegrinaggio che ricorda quelli islamici alla Mecca o in altri luoghi sacri.
La prima delle 11 chiese che vediamo, San Gabriele, pare fosse in origine un palazzo fortificato di stile aksumita, che ha influenzato tutta l'architettura etiope.
Bet Debre Sina comprende due chiese gemelle, San Michele e Bet Golgotha , uno dei luoghi più sacri dell'Etiopia: accanto alla cosidetta tomba di Cristo ci sarebbe quella dello stesso re Lalibela, dove i fedeli possono ricevere l'olio benedetto; nelle nicchie delle pareti alcuni bassorilievi fra i più antichi esempi di scultura etiope.
Bet Amanuel, casa del Signore, è la chiesa più elegantemente scolpita al centro di un vasto cortile e pare fosse la cappella privata della famiglia reale: essendo esposta , come altre, agli agenti atmosferici, l'UNESCO ha provveduto a proteggerla con un tetto in metallo. Nel cortile assistiamo alla cerimonia della vigilia di Natale sotto un tendone. Bet Abba Libanos è l'unica chiesa ipogea in quanto il tetto è rimasto unito alla massa rocciosa: quasi tutte le altre sono dette monolitiche perché ricavate in un solo blocco di roccia.
Intorno alle chiese la vita della cittadina continua col solito ritmo, anzi il mercato di Natale ha subito un impulso dai numerosi pellegrini che lo affollano.
Andiamo a visitare a qualche chilometro da Lalibela un eremo sotto un riparo roccioso: questo tempietto è venerato per la presenza di una sorgente di acqua santa che si crede fatta sgorgare da Dio. L'intervento soprannaturale nella vita di questa gente non è considerato eccezionale: la stessa costruzione delle chiese sarebbe stata completata dall'opera degli angeli intervenuti nottetempo dopo il lavoro quotidiano degli uomini.
La chiesa più affascinate è quella di San Giorgio per la perfezione delle linee nella forma a croce greca, ancora immersa nel blocco roccioso nel quale è stata scavata; la patina di antico dove risalta il giallo dei licheni la rende ancora più suggestiva. E' anche al centro di una leggenda: San Giorgio in persona a cavallo di un destriero bianco sarebbe apparso a Lalibela per lamentarsi di non avere ancora una chiesa a lui dedicata, e il re allora scusandosi gli promise il tempio più bello. Su questa roccia si possono ancora vedere le impronte lasciate dal cavallo del Santo.
Bet Maryam, dedicata alla Madonna, presenta sull'ingresso un bel bassorilievo raffigurante San Giorgio, delle finestrelle intagliate con disegni simbolici…nell'interno antichi affreschi e decorazioni varie sulle strutture architettoniche.
A Bet Maryam e nella vicina chiesa del Salvatore (la più grande di tutte) i fedeli sono ammassati in preghiera nel pomeriggio della vigilia.
Per la cerimonia della mezzanotte tutti i pellegrini si riuniscono intorno a Bet Amanuel, la casa del Signore, dove i canti continuano fino all'alba.
|